MI CHIAMO FRANCESCO TOTTI

Ieri sera abbiamo assistito alla prima visione del film “Mi chiamo Francesco Totti di Alex Infascelli e siamo rimasti piacevolmente sorpresi.
Non è semplice raccontare la storia di grandi campioni nel tempo ristretto di un film ma Infascelli ci è riuscito alla grande, con la durata di una partita Mi Chiamo Francesco Totti racconta con dovizia di particolari l’intimità e i sentimenti del grande capitano.
La voce narrante è ovviamente quella del Pupone che, per tutta la durata del film, racconta la sua vita riuscendo nella difficile impresa di far empatizzare lo spettatore con il protagonista.
Lo stesso Alex Infascelli, ha raccontato qualche tempo fa a Il Romanista le difficoltà di mettere in piedi un’opera di questo tipo:
”Quando mi è stato proposto di raccontare la storia di una figura immensa e trasversale come quella di Francesco, ero in dubbio se accettare o meno. Non per superbia, ma per umiltà”.
“Dovevo rimpicciolire Totti, farlo diventare della stessa dimensione dello spettatore. Senza però ridurre le sue gesta sportive”.
Missione ampiamente compiuta, per tutta la durata del film il personaggio principale è Francesco con tutti i suoi dubbi, le sue incertezze e i sogni di un ragazzino che dai quartieri di Roma è arrivato a toccare il cielo con un dito in una notte estiva a Berlino.
Nella pellicola il Francesco privato si intreccia con il Totti pubblico, dando una visione d’insieme di cosa il campione romano ha provato nei momenti più duri della sua storia, dal tremendo infortunio alla caviglia fino ad arrivare alla rottura con Spalletti, considerato da Francesco un amico oltre che un allenatore.
Insomma Infascelli è riuscito nel difficile compito di raccontare il Totti privato senza tralasciare il campione, la leggenda vivente.
